Bufalo Post Doc

Il settore era molto giovane
i finanziamenti erano la sua difesa
il verde brillante della bibliografia
dimostrava in maniera lampante l’esistenza di dio
del dio che progetta la frontiera e costruisce l’h-index

A quel tempo io ero un ragazzo
che contava CFU, andava alle conferenze.
Credulone e romantico, con due baffi da uomo.
Se avessi potuto scegliere tra la vita e la morte,
tra la vita e la morte, avrei scelto l’università.

Tra posto fisso e università la differenza salta agli occhi:
il posto fisso ha la strada segnata
la carriera accademica può scartare di lato e cadere
questo decise la sorte del ricercatore,
il mio piano di studi e il mio mestiere

Ora ti voglio dire: c’è chi studia per un pezzo di carta
e c’è chi studia per amore,
il ricercatore inizia sempre per giocare
io lo facevo per essere il migliore

Mio padre aveva la cattedra,
mia madre ricercatrice.
Io, unico figlio addottorato quasi come Gesù,
avevo pochi anni e vent’anni sembran pochi,
poi ti volti a guardarli e non li trovi più.

E mi ricordo infatti un pomeriggio triste,
io, col mio amico ‘Culo di gomma’, anche lui precario,
sul ciglio di una strada a contemplare l’accademia,
diminuzione dei posti fissi, aumento del pessimismo.
Mi presentarono i miei cinquant’anni
e un posto a contratto di due anni, ancora a girare l’Europa.
E firmai, col mio nome e firmai,
e il mio nome era Bufalo Bill.

Foto di Daniele D'Alleo

Manco Garibaldi – 10 anni dopo

Un febbraio di dieci anni fa sono stata coinvolta in un progetto partito dall’idea di un gruppo di ragazzi siciliani fuorisede. A maggio ci sarebbero state le elezioni regionali e i candidati erano Totò Cuffaro (rinviato a giudizio nel 2005 per favoreggiamento aggravato alla mafia) e Rita Borsellino (sorella del giudice Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia, e notissima per il suo impegno antimafia). Questi ragazzi mi parlano dell’idea di formare dei comitati in varie città italiane per sostenere Rita Borsellino, mi chiedono se voglio fare parte del progetto e mi affidano il compito di occuparmi del sito web dell’iniziativa. Il logo è un’Italia rovesciata con una freccia che sale verso la Sicilia, e la freccia che torna in Sicilia rappresenta un treno, che riporterà i siciliani fuorisede in Sicilia per le elezioni.
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All’inizio sembra impossibile, come facciamo ad affittare un treno? Ma in mesi di duro lavoro, incontri, comunicati stampa, volantinaggi, raccolta fondi, e molto artigianato, la cartina con l’Italia sottosopra in pochi mesi si arricchisce di tanti puntini che rappresentano le città dove nascono i comitati: Pisa, Roma, Torino, Trento, Bologna, e così via (questa la vecchia homepage: http://ritaexpress.altervista.org/old.php ). Ogni tanto mi arriva qualche mail: aggiungi Forlì, aggiungi Viterbo, aggiungi Pavia. Nelle mailing list che usiamo per tenerci in contatto (non avevamo Facebook) arrivano proposte, idee, informazioni ma anche tanto cazzeggio.
Finché un giorno l’idea del treno diventa realtà: inizia la vendita dei biglietti (5 euro a persona) e il 25 maggio il nostro treno, il Rita Express, parte davvero, da Milano Centrale alle 14.40. Da Pisa e da altre città partono dei treni regionali per raggiungere il Rita Express, che ferma a Parma, Bologna, Firenze, Chiusi, Roma Tiburtina, Napoli C. Flegrei, Salerno, Paola, Lamezia, Villa S.G. prima di imbarcarsi sul traghetto per Messina. È stata una notte indimenticabile, io l’ho passata a inseguire il segnale con la pennetta della connessione per fare live blogging del viaggio (twitter era ancora in fasce), e a urlare dai finestrini del treno sventolando gli striscioni. Ogni fermata era una festa, da Milano a Napoli, fino all’incontro con Rita Borsellino a Villa San Giovanni, e la fermata finale a Palermo (e per l’altra metà del treno a Siracusa).
Un paio di giorni dopo ci siamo svegliati da questo sogno con la brutta notizia che avevamo perso le elezioni. L’amaro in bocca ritorna qualche mese dopo. Si parla di organizzare un campeggio, per incanalare l’energia del movimento in nuovi progetti, ma le iniziative non sembrano più partire dal basso, sembra che qualcuno da Palermo provi a mettere il cappello sul movimento. Non si capisce bene chi prende le decisioni (nuovo sito internet, campeggio), decisioni che sembrano arrivare dall’alto, e la nostra rete scombinata (che era riuscita a fare diventare il treno realtà) non regge. Lavorare di giorno in giorno con persone in tutta Italia per fare crescere un movimento è stata un’esperienza appagante ma anche tristemente istruttiva. Se avessi avuto più tenacia avrei insistito di più per capire come stavano andando le cose, o forse avrei anche io continuato a fare attività politica in altro modo. Mi ricordo le incomprensioni, probabilmente fisiologiche per un movimento così variegato, e una strana sensazione di capire come funzionavano le cose solo a metà. Sembrava ci fosse un modo di fare le cose, un linguaggio, una retorica che non capivo. Forse la politica funziona così, o forse non ero abbastanza “Palermo bbbene” per capire. Forse, semplicemente, era semplicemente retorica, e non c’era niente da capire.
Oggi, dieci anni dopo, mi chiedo chi si ricorda ancora di quei giorni, e spero abbiano un bel ricordo della webmaestra. Io mi ricordo del tempo passato insieme, e di quello striscione, su un treno di mille giovani siciliani ancora increduli perché avevano affittato un treno per davvero, e che diceva:
MANCO GARIBALDI!
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Foto di Michelangelo Zarcone

(a tutti i volontari e compagni di viaggio, in particolare il comitato di Pisa: Tullio, Francesco, Andrea, Luciano, Valentina, Arianna e Gianpiero, a tutti quelli che sono venuti a salutare e ad aspettare quel treno. E a Rita.)

Verranno a chiederti di Gone girl

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno che tu non mi bastavi

 

Ho finalmente visto Gone Girl. E poco dopo il film, lavandomi i denti, ho iniziato quasi inconsapevolmente a canticchiare “Verranno a chiederti del nostro amore”, senza inizialmente capire quanto la canzone abbia in comune con il film. Lui e lei, vittime e carnefici di una macelleria che chiamano matrimonio. Il circo mediatico. Il gioco delle parti, chi è lui, chi è lei, chi sono le maschere che presentano ai microfoni. La persona che lei vorrebbe che lui diventasse. La persona che lui avrebbe voluto che lei fosse rimasta.

 

Tra poche settimane è il nostro quinto anniversario di matrimonio. Alla fine del film ci siamo fatti una promessa: niente cacce al tesoro, né quest’anno, e possibilmente mai.

Nuovo Cinema Saarbrücken

We started the new year right with two great recent movies (The Revenant and The Hateful Eight) and a terrifying but cult movie (Eraserhead). I find Saarbrücken a rather small and uneventful place, but watching great movies, often in their original version, is definitely possible, although you need to plan ahead to know when the good stuff is showing.

Going to the movies is probably my favorite reason to leave the house, probably for two reasons. The first reason is the blissful alienation that comes with turning off your phone, being in an enclosed space far away from any duty, and having someone tell you a great story. The second reason is that going to the cinema is probably the only ritual that has not significantly changed over the course of my life, be it Aladdin, Brother where art thou, Habla con ella, or Inglorious Basterds. Eating out has changed (from pizza, to cheap street food and the occasional bad pan-asian restaurant, and now it’s all about looking for the best local options). Parties and drinking have changed dramatically too. But going to the cinema is always the same joy, even if the movie turns out to be disappointing.

nuovocinema

Alice in PF-land

Happy New Year!

After many years of unfeasible goals and resolutions for the New Year, this year I have decided to learn more about personal finances. Maybe I feel the need to save money because academia feels more and more like a gamble, or because I haven’t given up on getting a driving license and then a car, or because keeping my finances in shape seems like a much more attainable goal than keeping my body in shape. Whatever the reason, as much as I love spending my salary on Camper shoes and Garofalo pasta it seems silly not to save some of it.

Personal finances is one of those things people seem to know about, but I never really learned about. Something like using a drill or painting a wall, I must have been distracted or on sick leave when everybody was learning about that stuff.

I’ve been reading a couple of books and blogs, but here comes the fun part: most of what I have been reading about is Canada- or US-based (see http://www.savespendsplurge.com/ ), and the German blogs and magazines are rather incomprehensible. If you liked work-contract German you’ll love personal finances German!

But as I read in a book “Do you need to be the Iron Chef to cook a drilled-cheese sandwich? No, and once you make your first meal, it’ll be easier to cook the next most complicated thing”. So let’s start small.

What I have done in 2015:

  • cleared my credit card debt and started paying my monthly debt in full at the end of the month
  • started saving 10% of my income
  • tracked my expenses
  • got a household insurance and a travel insurance

What I want to do in 2016:

  • get a liability insurance
  • start a budget and stick to it
  • start saving 20% of my income
  • spend less on Camper shoes and Garofalo pasta and all related online deals (I probably don’t really need to buy anything in 2016)
  • keep tracking my expenses
  • build an emergency fund to cover 6 months of my living expenses
  • start saving for a car
  • get informed about my credit score / credit report
  • find a sensible place to put my savings
  • learn about investing money

I have started this week by reading some more about investing (I know nothing about it) and by getting the liability insurance.

Where did you guys learn about personal finances? Did you also learn about drilling holes, painting walls and maybe also about using a can opener without making a mess?

 

Sometimes I’ve believed as many as six impossible research ideas before breakfast

Alice laughed. “There’s not use trying,” she said: “one can’t just come up with experiment ideas.”
“I daresay you haven’t had much practice,” said the Queen. “When I was your age, I always did it for half-an-hour a day.
Why, sometimes I’ve came up as many as six experiments before breakfast.”

L. Carroll “Through the Post-Doc Glass, and What Alice Found There”

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Run your psycholinguistic experiment: an adventure game for the whole family

  1. Find experiment idea. You fish in the project proposal and come up with something doable and simple enough to do while learning a new methodology.
  2. Find a German student to prepare the linguistic stimuli. She ends up hating you when you tell her about all the constraints that she needs to take into account when writing the sentences.
  3. Find enough pictures for the experiment’s visual stimuli. Realise that it is nearly impossible to find 3 copyright-free images of a clothes rack on the web. Blame the wasteful American lifestyle which uses dryers rather than clothes racks.
  4. Present the idea and some preliminary stimuli to a group of experts, who keep bringing up potential flaws. Find the serenity to accept what cannot be changed, the courage to change what can be changed, and the wisdom to know the one from the other.
  5. Norm your stimuli. Find out that you have very few options to get data from German speakers: (1) crowdsourcing (not enough German participants), (2) begging people to do your tests online for free (your University policies don’t allow you to reward them with an Amazon Gutschein lottery), (3) send another German student around campus with a bunch of ipads and candy. You opt for (3) but feel very sorry for the student who’s doing that.
  6. Record the audio stimuli. This one is easy but only because the phoneticians have their shit together. You thank the phoneticians.
  7. While (5) is still in progress, try and program your experiment. You receive a bunch of mysterious python scripts from your boss, but have no way of decoding what they are for. Procrastinate on solving this mystery.
  8. You find out that the lab is booked for the next 2 weeks. You resort to programming your experiment on one of the lab’s laptop.
  9. You find out only laptop1 has software1, which you need. You find out that that is exactly the laptop running also software2, which another person needs to run their study.
  10. Try and install software1 on laptop2. Start a mini adventure quest to end up with 3 passwords you may need, 2 trips to the tech help, 1 windows activation key, 0 ways of installing the same software version that the lab computers are using.
  11. Your boss tells you to install software2 on laptop2, so you can use software1 on laptop1. You realise you don’t have the activation key for software2. You find the activation key for software2 and beg your colleague to do the laptop swap so you can start programming your study.
  12. The conference deadline is in 9 days and your boss still thinks you can run a pilot by then. Give up and considering getting that driving license to start a new successful career in truck driving.

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